Il Paese di Basaglia che arriva fino a Strasburgo per farsi dire che legare un paziente per giorni non è cura

Il Paese di Basaglia che arriva fino a Strasburgo per farsi dire che legare un paziente per giorni non è cura
TSO, contenzione meccanica e controlli insufficienti: il primo grande cono d’ombra della salute mentale italiana
Se c’è un punto in cui la psichiatria italiana smette di essere un dibattito tecnico e diventa una questione politica, giuridica e perfino morale, quel punto si chiama contenzione. È lì che crolla tutta la retorica rassicurante del “si fa per proteggere”, perché quando una persona viene immobilizzata per giorni in un reparto psichiatrico il confine tra cura e forza non è più sottile, è già stato superato.
La sentenza europea sul caso Lavorgna ha riportato il tema al centro con una brutalità che le formule burocratiche non riescono a coprire. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione, cioè per trattamenti inumani o degradanti, dopo avere esaminato il caso di un giovane rimasto sottoposto a contenzione meccanica per quasi otto giorni in un reparto psichiatrico. La Corte non ha criticato solo il trattamento in sé, ma anche l’insufficienza dell’indagine nazionale successiva, cioè il fatto che lo Stato non abbia chiarito in modo efficace se quella restrizione così lunga fosse davvero necessaria..
Questa non è una stonatura marginale, né un incidente folkloristico da archiviare come eccezione. Nel Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute, relativo al 2023, si legge che nei SPDC italiani sono stati registrati 4.879 trattamenti sanitari obbligatori, pari al 5,7% dei ricoveri nei reparti psichiatrici pubblici. Nello stesso anno i dimessi adulti con diagnosi di disturbo mentale dalle strutture ospedaliere italiane sono stati 144.246, con oltre 1,17 milioni di giornate di degenza. In altre parole, parliamo di un sistema grande, non di un angolo remoto sfuggito a tutti.
Il punto tragicomico, se proprio vogliamo chiamarlo così, è che l’Italia arriva al 2025 dovendo ancora approvare linee di indirizzo per il superamento della contenzione meccanica nei luoghi di cura della salute mentale. La Conferenza Stato-Regioni le ha approvate il 23 ottobre 2025, impegnando Regioni e Province autonome a recepirle entro dodici mesi. Tradotto dal burocratese all’italiano corrente: il Paese che da decenni si racconta come modello di psichiatria di comunità ha dovuto mettere nero su bianco, solo ora, che forse legare le persone non dovrebbe essere la normalità.
E qui sta il primo grande articolo della serie, perché la questione non è solo clinica. È istituzionale. Se devi arrivare fino a Strasburgo per sentirti dire che otto giorni legato sono troppi, significa che qualcosa non si è inceppato per caso: significa che per troppo tempo il sistema ha tollerato zone grigie che non dovevano esistere. E quando una pratica così estrema continua a riapparire nei casi giudiziari, nei documenti tecnici e nelle raccomandazioni ufficiali, la domanda diventa inevitabile: quante volte il problema viene chiamato emergenza solo quando finisce in tribunale.
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